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Non sono un tifoso.
Ecco perché non faccio sciopero.
Lo sciopero del 30 ottobre 2008 contro la
legge di "riforma" della scuola
Berlusconi-Tremonti-Gelmini
è troppo ovvio e normale per essere condiviso:
sarò l'unico maestro a non farlo nella mia scuola.
Significa essere d'accordo con la
pseudo-riforma Gelmini?
NO. ASSOLUTAMENTE NO.
Così come chi non è interista
non è per forza milanista (e viceversa) ***
Significa solo essere diverso:
non voglio essere un maestro unico,
non voglio essere un maestro a tempo pieno,
non voglio essere un maestro di modulo.
Voglio (anzi vorrei) essere solo un maestro per i miei
alunni,
un maestro con i tempi adeguati,
un maestro con i mezzi necessari a rendere la mia scuola
più aperta
più libera
più funzionante.
Libera soprattutto dai formalismi e dalla retorica,
libera dalla burocrazia e dai proclami
ufficiali,
libera dai POF altisonanti e
dai progetti obbligati.
Libera dai ministri di turno e da tutti i funzionari e i
dirigenti
che li seguono passo per passo
a seconda del vento che tira.
Una scuola "normale" dove andarci con
entusiasmo e leggerezza,
una scuola con tempi a misura di bambino
e non una scuola con tempi aziendali;
una scuola per scoprire e ricercare
e non per eseguire le indicazioni per i curricoli dettate da
chi
non sa nemmeno come sia fatta la testa di un bambino.
Una scuola elementare e non primaria, perché
io sono un maestro elementare, non un maestro primario...
E i miei alunni sono in prima elementare
e non in "prima primaria"...
Insomma, vorrei una scuola diversa da
quella
che in 36 anni di servizio
ogni governo, ogni ministro,
ogni sindacato e ogni dirigente scolastico
mi ha voluto convincere che fosse diventata.
Vorrei solo lavorare in pace,
senza essere tirato qua e là da nessuno:
governo, ministro, sindacato o preside
che sia.
Andate per la vostra strada che io vado per la mia:
faccio ciò che so fare e non insegnatemi più nulla
voi tutti che non siete mai stati maestri.
Del resto, io stesso faccio così con voi:
non vi ho mai voluto insegnare nulla.
Me ne guarderei bene: io insegno ai bambini, non agli
adulti.
Fate anche voi ciò che sapete fare,
se qualcosa sapete fare.
Ho cercato solo di capirvi e, ormai, vi ho capito:
voi non c'entrate con la scuola.
Voi siete solo politici, sindacalisti e burocrati:
siete lì per difendere i vostri interessi di parte o
d'ufficio,
non gli interessi dei bambini e della scuola.
Svolgete il vostro ruolo e il vostro mestiere,
che è diverso dal mio.
LASCIATEMI LAVORARE
IN PACE!
Almeno oggi, 30 ottobre.
Ognuno faccia il proprio mestiere.
Parliamo di ciò che conosciamo.
Sarà meglio per tutti.
A volte la democrazia ha bisogno di silenzi.
E di umiltà (parola ormai sconosciuta ai più).
Maestro Tiziano Trivella (TIX) -
Bergamo
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Questo articolo è stato pubblicato anche su Bergamonews
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Io, del resto, come cittadino
elettore non ho nulla a che fare
con questo governo e con la sua maggioranza.
Anzi, grazie ad una legge elettorale iniqua,
non ho nessun mio rappresentante eletto in Parlamento
(nemmeno all'opposizione).
Sono un extra-parlamentare obbligato. |