Avere un conto corrente attivo vuol dire andare incontro a delle spese annue previste. Ma ce ne sono anche altre “silenti” che rischi di dimenticare, e che ti alleggeriscono il portafogli.
Conto corrente, croce e delizia per milioni di persone. Almeno una volta ti sarà capitato di controllare il tuo conto e di vedere che il saldo totale non quadra. C’è un lieve ammanco. Il motivo di tutto ciò è dovuto al fatto che è scattata una imposta con il tuo fornitore di servizi bancari con il quale hai aperto quel conto. Si tratta di una cifra il più delle volte irrisoria, si può dire direttamente proporzionale a quella che è la cifra in deposito.

Questa somma, di volta in volta, porta ad avere un totale che può essere anche considerevole. Ma è tutto normale, tra virgolette. Infatti esiste una imposta di bollo prevista dalla legge che riguarda una certa soglia critica, e che si aggiunge a quelli che sono i prezzi standard fissi già applicati da questo o da quell’istituto bancario (Poste Italiane incluse, n.d.r.). Occhio però perché questa cosa può essere anche esasperata, per via di una apposita strategia ben studiata dai suddetti istituti allo scopo di spillare quanti più soldi possibili ai loro correntisti.
Conto corrente, perché paghi di più?
Chiunque apra un conto corrente non dovrebbe mai dimenticare dell’esistenza di alcuni meccanismi silenziosi che regolano la custodia dei tuoi beni. Il mistero si chiarisce analizzando gli ultimi dati dei principali osservatori del settore e le indagini della Banca d’Italia. Il “colpevole” di questa sparizione di liquidità è il costo di gestione del conto corrente. Secondo le ultime rilevazioni, mantenere i propri soldi in banca è diventato un lusso che costa tra il 7% e il 10% in più rispetto allo scorso anno.

Le banche hanno iniziato a giustificare questi rincari come “adeguamenti all’inflazione”, ma la realtà è che anche i cosiddetti costi fissi sono finiti sotto la lente d’ingrandimento. Anche se non effettui alcuna operazione, le spese di liquidazione e il canone mensile stanno subendo aumenti costanti. È l’inflazione dei costi di tenuta, un paradosso che vede il cliente pagare di più proprio per il servizio di “non fare nulla” con il proprio denaro.
I tre “trucchi” che gonfiano l’estratto conto (e come difendersi)
Esaminando le righe piccole dei contratti, emergono tre meccanismi specifici che stanno facendo infuriare i consumatori, trasformando il conto corrente in un colino:
Il paradosso dei bonifici istantanei: mentre l’Unione Europea spinge per renderli gratuiti e accessibili a tutti, molti istituti hanno reagito alzando drasticamente le commissioni proprio su questo servizio. Una mossa che appare come un ultimo tentativo di monetizzare una tecnologia che dovrebbe diventare uno standard gratuito.
Il ritorno del “costo per operazione”: molte banche stanno abbandonando i pacchetti “tutto incluso”. Operazioni che prima erano gratuite o comprese nel canone ora presentano commissioni singole, punendo di fatto chi utilizza il conto in modo dinamico.
Spese di invio e gestione pratica: sembra incredibile nell’era del digitale, ma alcune banche hanno inserito costi di “gestione pratica” o spese per l’invio di comunicazioni digitali. Si paga, in sostanza, il costo della notifica che ti avvisa che stai pagando. Un po’ come se l’amico al quale hai citofonato per farti aprire il portone ti facesse pagare per avere utilizzato questo strumento.
La via d’uscita: riprendi il controllo del tuo denaro
Non tutto è perduto. La normativa vigente offre al risparmiatore armi affilate per contrastare queste decisioni unilaterali. Secondo la Guida di Banca d’Italia sui diritti del cliente, ogni banca è obbligata a comunicare le modifiche delle condizioni contrattuali con almeno due mesi di preavviso.

Se ricevi una proposta di modifica unilaterale che non ti aggrada, hai il diritto di recesso entro 60 giorni senza penali e senza spese di chiusura. Per non farti trovare impreparato, il consiglio è di consultare regolarmente portali istituzionali come “L’economia per tutti” di Bankitalia, che permette di confrontare i costi reali dei conti e trovare alternative più etiche e convenienti.
E per evitare ulteriori costi al canone annuo, è consigliabile fare in modo di avere un conto corrente con un deposito inferiore ai 5mila euro. Altrimenti scatta l’imposta da 34,20 € all’anno. E non è una buona pensata frazionare una somma superiore ai 5mila euro su più libretti, perché altrimenti andresti a pagare le spese annue da circa 30 euro all’anno come esborso medio. Intanto ti farà piacere sapere che c’è un Bonus da 200 euro pronto ad entrare presto in vigore.





