Controlla il cedolino di marzo: tra variazioni e conguagli, per molti pensionati l’importo sarà diverso rispetto a febbraio. C’è chi rischia di avere un netto più basso e chi invece riceverà gli arretrati.
Pensioni di marzo, questo rischia di essere uno di quei momenti nell’anno in cui i conti smettono di tornare. Molti cittadini, aprendo la propria area riservata nei prossimi giorni per controllare il pagamento della pensione per marzo 2026, avvertiranno una strana sensazione di vuoto guardando l’importo netto. Non è un errore del sistema, né una dimenticanza burocratica nel cedolino INPS: è l’incastro perfetto di una serie di ingranaggi fiscali che si attivano simultaneamente proprio con l’arrivo della primavera.
Se febbraio era apparso come un mese di stabilità, marzo si prepara a rimescolare le carte in tavola, creando un paradosso dove il lordo resta invariato, ma il potere d’acquisto sembra svanire. Il mistero si scioglie analizzando la struttura dei pagamenti in arrivo tra pochi giorni. Per una vasta platea di italiani, il prossimo pagamento non sarà una fotocopia del precedente, ma il risultato di un braccio di ferro invisibile tra nuovi sgravi e prelievi forzosi che tornano a bussare alla porta dopo mesi di tregua.
Il cuore della questione riguarda i pensionati con assegni medio-alti (in particolare chi supera la soglia dei 2.413,60 euro mensili). La ragione del calo non è una riduzione della prestazione in sé, ma il risveglio delle addizionali regionali e comunali.
Per chi percepisce assegni superiori a 5 volte il minimo, l’effetto è amplificato: la perequazione (rivalutazione) è infatti ridotta al 75% dell’indice Istat, una cifra che spesso non basta a coprire il prelievo delle addizionali. Se a gennaio e febbraio avevate ricevuto degli arretrati una tantum, a marzo quel “bonus” sparirà, rendendo la discesa del netto ancora più evidente e amara.
Tuttavia, il quadro non è cupo per tutti. Esiste una controtendenza che potrebbe trasformare il cedolino di marzo in una piacevole sorpresa per una specifica fascia di reddito. La chiave di volta è la nuova IRPEF 2026, che entra a regime proprio in questo pagamento.
Per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro, l’aliquota scende ufficialmente dal 35% al 33%. Questo significa che:
In molti casi, questo sgravio agirà da cuscinetto, riuscendo a mitigare o addirittura a neutralizzare l’impatto delle addizionali regionali. In sintesi, il risultato finale sarà una sfida al centesimo: chi ha redditi molto alti vedrà probabilmente un segno meno, mentre la classe media potrebbe uscirne indenne o con un leggero segno più. Per sciogliere ogni dubbio, il consiglio è di accedere al portale INPS e consultare il dettaglio analitico delle voci: la risposta definitiva è scritta tra le righe del proprio cedolino.
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